Spesso la lite tra fratelli eredi sorge quando si tratta di dividere l’eredità di un genitore. O di un altro fratello. La legge prevede una disciplina diversa per le due ipotesi, analizziamo innanzitutto il primo caso.

fratelli eredi in lite legittima collazione

I diritti dei fratelli eredi sull’eredità dei genitori                              

Punto fondamentale. Quando si tratta dell’eredità dei genitori, tutti i fratelli hanno diritto ad una quota di eredità. Parliamo sia dei figli legittimi, cioè nati nel corso dei matrimonio, sia di quelli naturali e adottivi. Non ci sono distinzione di sorta.

Non ci sono differenze neanche quando un fratello si è preso particolare cura del genitore. Rispetto agli altri che se ne sono sempre disinteressati. Anche in questo caso, vige il principio dei pari diritti sull’eredità.

Entro certi limiti il genitore può fare delle differenze di trattamento. Derogare insomma al principio di legge del pari trattamento. Il limite è quello della quota di riserva, cioè della quota minima riservata a ciascun dei figli eredi. I diritti dei fratelli eredi possono variare:

  • se il genitore ha fatto un valido testamento;
  • se il genitore, prima di morire, ha elargito delle donazioni in favore di uno o entrambi i figli.

Quota legittima dei fratelli eredi nella successione testamentaria

Se il genitore ha fatto un valido testamento, questo sarà la fonte primaria per verificare per verificare la distribuzione dei beni tra i figli. Tuttavia, il genitore non può lasciare a un determinato figlio tutti i suoi beni. E neppure una quota nettamente maggiore. Come scritto sopra, la legge stabilisce che i figli sono eredi sia legittimi che legittimari. Cioè hanno sempre diritto ad una quota minima dell’eredità, a prescindere da quanto previsto nel testamento. Tale quota si chiama legittima. La legittima (quota minima) varia a seconda del numero degli eredi e della presenza in vita del coniuge del defunto.

Se il testamento non rispetta le quote riservate dalla legge ai legittimari, le sue disposizione possono essere impugnate in tribunale.

Successione legittima

Se non c’è un testamento, invece, gli unici eredi sono il coniuge eventualmente superstite e tutti i figli. Le quote sul patrimonio lasciato dal genitore variano a seconda del numero di figli. Per saperne di più leggi la nostra facile guida sulle successioni ereditarie (LINK).

Anche in questo caso, il genitore potrebbe aver fatto delle differenze tra i figli. Con donazioni in vita in favore di uno dei suoi fratelli eredi. Anche se non c’è il testamento, un figlio potrebbe pertanto ricevere meno della quota minima di cui ha diritto.

Lesione della legittima (quota minima per i fratelli eredi)

Ricapitoliamo. In entrambi i casi – ossia nella successione con o senza testamento – possono essere state fatte discriminazioni illegittime da parte del genitore. Questo perché i fratelli eredi devono tenere conto delle donazioni ricevute in vita dal genitore. Se, ad esempio, un fratello non ha ricevuto nulla in eredità, ma, quando il genitore era vivo, ha ottenuto immobili o una somma di denaro in donazione, se ne dovrà tener conto in sede di calcolo della quota di legittima e per l’istituto della collazione.

Ecco, dunque, che tutte le eventuali donazioni, dirette e indirette, ricevute devono essere calcolate al fine di definire le esatte quote spettanti ai figli.

I legittimari (tra cui i fratelli eredi) che, a causa di un testamento o di donazioni, vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio. Possono chiedere di ottenere la reintegrazione della legittima (la quota minima). Ciò avviene con la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre. La c.d. azione di riduzione.

Finte compravendite per agevolare un figlio?

Di qui, spesso l’accertamento di simulate vendite: si tratta di finte compravendite tra parenti volte a nascondere le donazioni e, quindi, evitare che possano essere contestate dagli altri fratelli eredi. La prova della simulazione può essere data in qualsiasi modo.

C’è poi l’ipotesi della cessione della casa dietro vitalizio: in pratica, il genitore cede a uno dei figli la proprietà di un proprio immobile assicurandosi, in cambio, l’assistenza e il mantenimento fino alla morte. Ma se questa prestazione non viene mai resa o se la cessione viene fatta quando il genitore è ormai già anziano e prossimo alla morte, il contratto è nullo. Secondo la giurisprudenza, non c’è bilanciamento tra le due prestazioni.

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