Quando muore un genitore, la gestione del patrimonio eredentario rappresenta uno dei momenti più delicati all'interno della famiglia. Spesso riaffiorano vecchi attriti o disparità di trattamento ricevute in passato, trasformando la successione in una vera e propria lite tra fratelli.

1. Eredità del genitore: le regole sulla ripartizione tra figli

Nel nostro ordinamento giuridico, i figli sono considerati eredi legittimari. Ciò significa che la legge riserva loro una quota definita del patrimonio del genitore, della quale non possono essere privati né per testamento né attraverso donazioni fatte in vita.

In assenza di testamento (successione legittima), l'eredità del genitore defunto si divide nel seguente modo:

2. Le donazioni fatte in vita dal genitore ai singoli figli

Una delle cause principali di litigio tra fratelli riguarda i regali e le donazioni di denaro o immobili ricevuti da un solo figlio quando il genitore era ancora in vita.

La legge stabilisce il principio della collazione (art. 737 c.c.): le donazioni fatte dal genitore ai figli si considerano, salvo espresse eccezioni, come un semplice anticipo della futura eredità. Pertanto, al momento della morte del genitore, tutti i beni donati devono essere riassommati alla massa ereditaria per ricostruire la quota spettante a ciascun fratello.

Se un genitore ha trasferito denaro tramite bonifici o ha acquistato un immobile intestandolo a un solo figlio (donazione indiretta), gli altri fratelli possono pretendere che tali valori vengano conteggiati per pareggiare i conti.

3. Testamento del genitore e lesione della quota di legittima

Un genitore è libero di fare testamento e di destinare una parte dei propri beni a chi desidera (la cosiddetta quota disponibile). Tuttavia, non può azzerare o ridurre oltre un certo limite la quota riservata ai figli (la quota legittima o di riserva).

Se il testamento penalizza uno o più figli rispetto ad altri, superando la quota disponibile, il figlio svantaggiato può impugnare le disposizioni lesive tramite l'azione di riduzione. In questo modo è possibile reintegrare la propria quota spettante per legge.

4. Fratello che ha accudito il genitore o vive nella casa paterna

Frequente è anche l'ipotesi in cui un fratello pretenda una quota maggiore dell'eredità sostenendo di essersi occupato in via esclusiva dell'assistenza del genitore anziano o malato nei suoi ultimi anni di vita.

È bene chiarire che, per la legge italiana, l'assistenza al genitore non attribuisce automaticamente un diritto a quote di eredità superiori. Colui che ha gestito il denaro del genitore ha invece l'obbligo di rendere il conto delle entrate e delle uscite (rendiconto di gestione) agli altri coeredi. Eventuali compensi per il lavoro di cura possono essere riconosciuti solo in casi eccezionali o mediante specifici accordi scritti stipulati in precedenza.

Allo stesso modo, se un fratello occupa l'immobile del genitore dopo la sua scomparsa, non ha il diritto di impedirne la vendita o l'utilizzo agli altri coeredi, ed è tenuto a corrispondere un'indennità di occupazione per il godimento esclusivo del bene.

5. Come risolvere le controversie ereditarie tra figli

Di fronte a un'eredità contesa tra fratelli dopo la morte di un genitore, le strade da percorrere sono principalmente due:

  1. La via stragiudiziale o consensuale: si cerca di raggiungere un accordo con l'ausilio di legali ed eventualmente tramite la mediazione civile obbligatoria, procedendo poi alla divisione notarile.
  2. La via giudiziale: se ogni tentativo di accordo fallisce, si avvia la causa di divisione ereditaria dinanzi al Tribunale per ottenere la stima dei beni, il pareggio delle quote (con la collazione delle donazioni) e la vendita o assegnazione degli immobili.

Guida a cura degli Avv.ti Gaetano Forcella e Carlo Peruzzi (Partner) — Successioni Ereditarie, Protezione del Patrimonio e Diritto Immobiliare. Patrocinanti in Corte di Cassazione e Professional Partner 24ORE per la Gestione Patrimoni e Diritto Immobiliare.

6. Guide fondamentali su fratelli in lite per l'eredità

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