Il trust autodichiarato è una particolare forma di trust in cui la figura del disponente e quella del trustee (gestore) coincidono nella stessa persona. In questa struttura, il proprietario non trasferisce inizialmente i propri beni a un soggetto terzo. Ma impone sui propri beni un vincolo di destinazione formale. Ciò deve avvenire per il perseguimento di uno scopo meritevole o nell'interesse di determinati beneficiari. Pur continuando a gestirli personalmente secondo le regole dell'atto istitutivo.

Per un'analisi completa di tutti gli strumenti di tutela e delle modalità di segregazione, ti invitiamo a consultare la nostra sottoguida ai vincoli e alla protezione del patrimonio, inserita nell'ambito della nostra guida generale alla pianificazione successoria. Per un quadro completo sui costi di costituzione e sulle imposte di registro e ipocatastali, vedi la guida su costo del trust e tassazione del conferimento iniziale.

Cos’è il trust autodichiarato e come funziona

Nel trust tradizionale, il disponente trasferisce la titolarità dei beni a un trustee terzo. Nel trust autodichiarato, invece, manca un trasferimento intersoggettivo iniziale. Infatti, il vincolo di destinazione si costituisce all'interno del patrimonio del medesimo disponente. Nonostante l'assenza di un passaggio di proprietà a terzi, la giurisprudenza di legittimità ha riconosciuto che anche in questa configurazione sussistono in astratto la volontà di destinazione e l'effetto di segregazione patrimoniale.

In virtù della segregazione, i beni conferiti in trust costituiscono un patrimonio separato rispetto al restante patrimonio personale del disponente-trustee e devono essere amministrati esclusivamente per la realizzazione del programma stabilito nell'atto istitutivo.

Il trust autodichiarato protegge davvero dai creditori?

È essenziale chiarire un punto fondamentale: il trust non costituisce mai uno scudo assoluto o automatico contro le azioni dei creditori. Presentare il trust come un mezzo infallibile è giuridicamente scorretto e fuorviante.

E' vero che la segregazione impedisce l'aggressione esecutiva diretta da parte dei creditori personali del disponente. Tuttavia la giurisprudenza civile (tra cui la Corte di Cassazione e le Corti d'Appello) ci insegna che se l'atto istitutivo o di dotazione del trust — compreso quello autodichiarato — non è "ben confezionato", può essere impugnato tramite azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.) o dichiarato inefficace dai creditori.

Infatti, proprio perché il vincolo di destinazione sottrae o rende più difficile il soddisfacimento dei crediti preesistenti, a determinate condizioni l'operazione può configurare l'eventus damni necessario per l'accoglimento della revocatoria. Pertanto, un trust autodichiarato produce una tutela patrimoniale ordinamentale soltanto se istituito in bonis, per finalità lecite e meritevoli di tutela.

Quando la struttura è giuridicamente più solida e difendibile

Poiché nel trust autodichiarato la coincidenza tra disponente e trustee comporta un rischio di ingerenza o di mera simulazione dell'atto, i giudici di merito e di legittimità valutano con estremo rigore la reale meritevolezza dell'operazione. Una struttura appare più difendibile in sede giudiziale quando:

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Sul piano tributario, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la mera costituzione del vincolo di destinazione nel trust autodichiarato non costituisce un autonomo presupposto impositivo, in quanto manca un effettivo trasferimento di ricchezza a favore dei beneficiari. Pertanto, l'atto istitutivo e i successivi atti di dotazione non scontano l'imposta proporzionale sulle donazioni, ma sono soggetti a imposta di registro e imposte ipo-catastali in misura fissa.

Questo principio è stato recepito e formalizzato dal legislatore con l'entrata in vigore dell'art. 4-bis del Testo Unico sulle Successioni e Donazioni (D.Lgs. 346/1990, introdotto dal D.Lgs. 139/2024):

Ambiti pratici di utilizzo del trust autodichiarato

1. Passaggio generazionale nell'impresa e trust successorio

Può essere impiegato per programmare la continuità aziendale e il passaggio di quote o immobili, consentendo al disponente di guidare la transizione gestionale ed evitare frammentazioni ereditarie. Per approfondire le dinamiche aziendali, consulta la nostra guida sulla successione dell'imprenditore e passaggio generazionale.

2. Destinazione familiare e tutela di beneficiari minorenni o fragili

Consente di vincolare determinati beni alla crescita, allo studio o al sostentamento dei figli o dei nipoti. Quando il trust interessa minori o soggetti bisognosi di tutela, occorre prestare attenzione alle interazioni con il Giudice Tutelare (vedi il nostro approfondimento sui beneficiari minorenni nel trust).

3. Trust "Dopo di Noi" (Legge 112/2016)

Per l'assistenza alle persone con disabilità grave, la legge prevede importanti esenzioni ed agevolazioni fiscali sia in fase di dotazione sia di gestione, a condizione che l'atto rispetti rigorosamente i requisiti formali e sostanziali stabiliti dalla normativa speciale.

4. Finalità liquidatorie o solutorie

In contesti specifici, il trust autodichiarato può essere utilizzato per regolare la dismissione programmata di un patrimonio immobiliare al fine di soddisfare creditori in modo ordinato, vendendo i cespiti a valori di mercato ed evitando svalutazioni da vendite giudiziarie.

Consulenza legale per la pianificazione del trust

L'istituzione di un trust autodichiarato richiede una rigorosa analisi preventiva: la mancanza di uno scopo meritevole, la presenza di debiti preesistenti o un'errata formulazione delle clausole di controllo possono esporre l'atto ad azioni revocatorie o a contestazioni fiscali. Lo Studio Legale Forcella Peruzzi assiste privati ed imprenditori nella progettazione di strutture di segregazione conformi ai più recenti orientamenti della giurisprudenza e della normativa vigente.

Articolo a cura degli Avv.ti Gaetano Forcella e Carlo Peruzzi (Partner) — Studio Legale Forcella Peruzzi. Dipartimento Successioni Ereditarie, Passaggio Generazionale e Diritto Immobiliare.

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